Museo Archeologico di Terni

La vita quotidiana era nella società antica scandita da riti e cerimonie sacre. In età preromana la devozione delle tribù umbre verso una divinità sconosciuta è espressa dalle offerte votive di bronzetti su Monte Torre Maggiore e da un’iscrizione che attesta interventi edilizi nel santuario. Nella romanizzazione che avanza si affermano dall’epoca repubblicana, in luoghi pubblici e in ambienti privati, i culti ‘classici’ di Nettuno, Fortuna, Mercurio e Dioniso. Il princeps diventa il principale oggetto di devozione in epoca imperiale. L’affermazione di divinità militari e misteriche come Mitra segna un’epoca di guerre, durante la quale gli eserciti assumono ruoli chiave nella distribuzione dei poteri. L’ impero si presentava ancora nel III secolo d.C. come una società dai confini geografici solidi e dominata dalla cultura classica. Una stupefacente uniformità omologava gli stili di vita e dell’autorappresentazione pubblica, i modi dell’abitare, le topografie urbane e l’assetto del paesaggio rurale. Il paesaggio sacro urbano appare profondamente trasformato in epoca tardoantica. La città cristiana è policentrica, si estende tra i poli della cattedrale e palazzo del vescovo all’interno delle mura e le basiliche funerarie all’esterno, costruite sulle tombe dei martiri. Lo spazio necropolare che si sviluppa attorno all’attuale basilica di San Valentino testimonia le trasformazioni del culto funerario nella città tardoantica.

Statuette di guerrieri dal santuario di Monte Torre Maggiore

(Sala 8)

Tra i più antichi oggetti offerti nel santuario di Monte Torre Maggiore, di cui tuttora si conservano i resti, figurano le tre statuette in bronzo di guerriero esposte in questa vetrina (n. 4), risalenti al V-IV secolo a.C.

Si tratta di figurine maschili schematizzate, in nudità e in posizione incedente, con entrambe le braccia aperte e abbassate, dotate di elmo dall’ampio cimiero e forse di lancia in una delle mani (questo dettaglio non è verificabile a causa della rottura dei bronzetti in corrispondenza degli arti). Tutte e tre si muovono verso sinistra e presentano un cimiero di forma semicircolare con margine inferiore rettilineo.

Le statuette sono ottenute a fusione e ritoccate a lima, con dettagli anatomici resi a cerchielli o linee incisi (occhi, capezzoli, ombelico, bocca) o mediante segmenti a rilievo (attributo sessuale, naso). Mediante perni sotto i piedi venivano sistemate su un supporto, come le basette fittili e in arenaria qui conservate (nn. 9, 10), alcune delle quali con resti dei piedi ancora infissi e del piombo fuso, e quindi deposte nei santuari come offerta alla divinità.

I tre esemplari rientrano nel tipo cosiddetto del Marte in assalto, raffigurante l’offerente elmato, in attacco e nell’atto di scagliare la lancia, a volte munito anche di scudo, con caratteristiche iconografiche e stilistiche riconducibili ad una produzione artigianale dell’Umbria meridionale.

È questa una modalità con cui i gruppi di potere rappresentavano se stessi in veste di offerenti. I bronzetti del Marte in assalto sono infatti espressione di una classe aristocratica o emergente che fondava il suo potere sul possesso dei mezzi di produzione agricola e del patrimonio armentario, sul controllo dei pascoli e dei luoghi di passo. Si inquadra in questo contesto sociale in cui l’attività agricola e pastorale erano componenti fondamentali la presenza a Monte Torre Maggiore di ex voto raffiguranti animali, soprattutto bovini (nn. 5 e 29 in bronzo, n. 28 in impasto ceramico), mentre riferimenti allo status di guerriero si colgono anche negli esemplari di lance e scudi miniaturistici (nn. 11 e 12).

Le statuette del Marte in assalto fanno parte della più ampia categoria dei bronzetti schematici a figura soprattutto maschile, ma anche femminile (n. 3), riproducenti in miniatura uomini e donne stanti o incedenti, in gesto di offerta o di preghiera, tipici delle stipi votive dell’area appenninica. Basti pensare a vicini contesti di altri siti sacri d’altura, come quelli di Montemoro (Montefranco) e di Monte San Pancrazio (Calvi dell’Umbria).

La schematizzazione della figura umana ricorre a Monte Torre Maggiore nei suoi diversi gradi, dai semplici bronzetti maschili in nudità con dettagli anatomici (n. 2), fino all’estrema sintesi nei piccoli bronzetti a stella (n. 1) e nei bronzetti che riproducono il solo cimiero dell’elmo o del tipo a chiodo, in cui l’offerente è simboleggiato dalla sola testa, assai semplificata e con i tratti anatomici incisi (n. 17).

Se la ricca e variegata serie di offerte conservata in questa vetrina attesta la continuità di frequentazione a scopi rituali della vetta di Monte Torre Maggiore dall’età arcaica e nel corso dell’epoca ellenistica, fino all’età romana imperiale, indubbiamente i materiali votivi in bronzo costituiscono la principale testimonianza del santuario arcaico, sorto nel VI secolo a.C. Nelle prime fasi il luogo di culto era infatti verosimilmente privo di strutture stabili e gravitava intorno ad una fossa votiva scavata nella roccia e collegata ad una canaletta, che venne rispettata nelle successive fasi di monumentalizzazione con la costruzione di strutture templari fra III e II secolo a.C.