Il percorso tematico vuole condurre il visitatore a esplorare i diversi modi di espressione delle differenze di genere che emergono dagli oggetti materiali conservati nel Museo, dall’età del Bronzo al tardoantico. Nelle culture che popolavano la Conca ternana tra il Bronzo Finale e l’Età del Ferro la stratificazione orizzontale si rivela nei corredi funebri delle Acciaierie: spada e lancia caratterizzano i membri maschili delle élites, mentre alle donne è riservato il telaio. La differenza tra maschile e femminile emerge in epoca romana nelle iconografie di donne velate, espressione del modello della matrona pudica. Gli uomini affermano il proprio dominio nello spazio politico e nelle transazioni economiche. Il visitatore scoprirà all’interno di questo percorso il significato di oggetti rappresentativi nel processo di costruzione culturale di identità maschili e femminili, come armi e rocchetti di telaio, ritratti, rilievi e iscrizioni.
Artigiani e mestieri: il faber ferrarius
(Sala 14)
Al mestiere di fabbro e all’attività della lavorazione del ferro rimanda quest’ara funeraria, di cui si ignorano le circostanze di rinvenimento.
Realizzata in travertino, l’ara è lacunosa nella parte superiore frontale a causa di una profonda scalpellatura a fini di reimpiego. Di forma parallelepipeda, presenta cornici modanate, mentre le scanalature che si vedono alla base, al centro dei fianchi, contenevano le grappe di fissaggio al suolo. Attraverso la rottura della pietra si vede in sezione la cavità ricavata sul piano superiore, destinata a ospitare il fuoco sacrificale durante le cerimonie rituali (focus).
Un’epigrafe su sei righe, che occupa l’intero spazio della fronte, rivela l’identità dei titolari del sepolcro. Nonostante l’abrasione della prima riga di testo, si legge che l’ara è stata commissionata dal liberto Q. Septimius Firmus per sé e per la moglie (uxor), Memmia Adiuta, anche lei liberta (ex schiava liberata dal suo padrone). Da ulteriori scritte incise sui fianchi dell’ara, una parola a sinistra e una seconda a destra, apprendiamo che Q. Septimius Firmus era un faber ferrarius, vale a dire un fabbro. Fanno riferimento a questo mestiere i motivi a rilievo sui fianchi. Oltre agli oggetti rituali che figurano solitamente sugli altari sepolcrali, urceus sul fianco sinistro e patera sul destro, sono rappresentati infatti, allineati a sinistra della patera, un martello e delle tenaglie.
Per il formulario e la paleografia dell’epigrafe, l’ara sepolcrale del faber ferrarius Q. Septimius Firmus e della moglie Memmia Adiuta è databile tra il I e il II secolo d.C.
Il mestiere di faber ferrarius è noto per via epigrafica ad Interamna Nahars da un secondo documento, purtroppo perduto, in relazione ad Aulus Salienus Gallus, che a differenza di Quintus Septimius Firmus era non un liberto ma un cittadino di nascita libera.
I fabbri formavano nei municipi romani un’importante corporazione professionale, che spesso compare nella documentazione epigrafica come dedicante di statue ai propri patroni, insieme ad altri gruppi cittadini. Un collegio interamnate di fabri potrebbe essere menzionato nell’iscrizione lacunosa di una base onoraria reimpiegata nella chiesa di Sant’Alò e databile al III secolo d.C., nella stessa epoca in cui il collegio è attestato nel vicino municipio di Carsulae nella dedica di statua ad un notabile locale.
Circa l’attività metallurgica a Interamna Nahars una testimonianza, tuttavia relativa ad un’epoca più tarda, fra tardoantico e altomedioevo, è stata restituita dalle indagini archeologiche preventive condotte nel 1999-2000 presso l’ex Palazzo Sanità, oggi Palazzo Primavera, che hanno portato all’individuazione di un contesto pluristratificato, con evidenze dall’età orientalizzante all’epoca medievale (i materiali della fase romana tardo-repubblicana sono esposti nella sala 12). Qui, nel corso del VI secolo, la parte meridionale di una domus di età augustea, già modificata nel III secolo per l’inserimento di una fullonica e ormai in stato di crollo, viene occupata da una fornace, identificabile con un impianto per la lavorazione del ferro, forse un basso forno per la riduzione del metallo o una forgia, come risulta dai numerosi scarti di produzione recuperati.