Il percorso tematico vuole condurre il visitatore a esplorare i diversi modi di espressione delle differenze di genere che emergono dagli oggetti materiali conservati nel Museo, dall’età del Bronzo al tardoantico. Nelle culture che popolavano la Conca ternana tra il Bronzo Finale e l’Età del Ferro la stratificazione orizzontale si rivela nei corredi funebri delle Acciaierie: spada e lancia caratterizzano i membri maschili delle élites, mentre alle donne è riservato il telaio. La differenza tra maschile e femminile emerge in epoca romana nelle iconografie di donne velate, espressione del modello della matrona pudica. Gli uomini affermano il proprio dominio nello spazio politico e nelle transazioni economiche. Il visitatore scoprirà all’interno di questo percorso il significato di oggetti rappresentativi nel processo di costruzione culturale di identità maschili e femminili, come armi e rocchetti di telaio, ritratti, rilievi e iscrizioni.
Adamo ed Eva
(Sala 17)
Le figure di Adamo ed Eva compaiono su questo sarcofago a cassa in marmo bianco proveniente dall’area cimiteriale di San Valentino.
Del reperto si conservano parte dei fianchi e la fronte, decorata a fregio continuo con scene del Vecchio e del Nuovo Testamento. A causa della sua esposizione agli agenti atmosferici, dovuta a un reimpiego nel portico del duomo di Terni, la superficie è fortemente consunta e i rilievi risultano compromessi.
In sequenza da sinistra a destra si sviluppano cinque scene. Nella prima Cristo, tra due Apostoli, è in atto di dirigersi verso un’edicola funeraria, sulla cui soglia si trova la mummia di Lazzaro. Nella seconda scena alcuni studiosi riconoscono la Cananea ai piedi del Cristo in atto di supplica, mentre altri vi vedono l’Emorroissa; nella terza, al centro della fronte, è rappresentato Cristo che, imponendo le mani su due piccoli cesti di pani, compie il miracolo della moltiplicazione.
La quarta scena, dunque, è composta dalle figure di un uomo e una donna stanti e completamente nudi, ai lati di un albero, appena visibile. Nei due personaggi si riconoscono Adamo ed Eva.
Infine, il fregio si chiude all’estremità destra con la rappresentazione del sacrificio di Isacco. Il figlio di Abramo è chino sull’ara, mentre il padre, in procinto di compiere l’uccisione, si volta di scatto verso la figura di Dio, che appare in alto come dextera dei fra le nubi. La scena si svolge alla presenza di un quarto personaggio, posto a chiudere la composizione all’estrema destra. La figura sembra avvolta in un manto, che sostiene il braccio destro, lasciando libera la mano di poggiarsi al petto. Per quanto la sua conservazione risulti piuttosto precaria, sembra di potervi riconoscere in base all’abbigliamento una figura femminile. Appare verosimile che si tratti di Sara, madre di Isacco, raffigurata in un gesto di dolore mentre assiste al sacrificio del figlio.
In epoca tardoantica le immagini di Adamo ed Eva ricorrono nelle pitture delle catacombe e nei rilievi dei sarcofagi commissionati dai componenti della comunità cristiana di Roma. Circa tra il 260 e il 400 d.C. sulle superfici scolpite delle grandi casse di marmo le figure devozionali subentrano alle immagini del mito.
Sui sarcofagi la coppia prototipica del genere umano è raffigurata in nudità, in atto di coprire i genitali, ai lati dell’Albero del Bene e del Male. Nei primi secoli di diffusione di una nuova mentalità religiosa, il tema della ‘caduta’ ha avuto un ruolo centrale nell’elaborazione della dottrina paleocristiana del peccato, della morte, della redenzione e dell’immortalità.
Lo stato di conservazione non consente di apprezzare pienamente il linguaggio formale dell’opera. Si riscontra, tuttavia, la volontà di definire due piani distinti e nel complesso omogenei, in cui trovano spazio i personaggi, colti in pose ed atteggiamenti che rivelano una certa plasticità, evidente nello scatto di Abramo nell’ultima scena e nell’atteggiamento di sorpresa di Cristo ritratto nella seconda scena. Il trattamento morbido del modellato e il panneggio classico delle vesti fanno pensare al lavoro di una bottega di alto livello, legata a schemi del repertorio classico, riadattati alle iconografie cristiane nell’epoca del ‘classicismo costantiniano’.
Il sarcofago, realizzato nel IV secolo d.C., era forse destinato a un personaggio di alto rango, membro della gerarchia ecclesiastica.