Il percorso tematico vuole condurre il visitatore a esplorare i diversi modi di espressione delle differenze di genere che emergono dagli oggetti materiali conservati nel Museo, dall’età del Bronzo al tardoantico. Nelle culture che popolavano la Conca ternana tra il Bronzo Finale e l’Età del Ferro la stratificazione orizzontale si rivela nei corredi funebri delle Acciaierie: spada e lancia caratterizzano i membri maschili delle élites, mentre alle donne è riservato il telaio. La differenza tra maschile e femminile emerge in epoca romana nelle iconografie di donne velate, espressione del modello della matrona pudica. Gli uomini affermano il proprio dominio nello spazio politico e nelle transazioni economiche. Il visitatore scoprirà all’interno di questo percorso il significato di oggetti rappresentativi nel processo di costruzione culturale di identità maschili e femminili, come armi e rocchetti di telaio, ritratti, rilievi e iscrizioni.
Il rapporto coniugale
(Corridoio, fra Sala 12 e Sala 14)
Una coppia, stretta in un abbraccio, compare in questo frammento pertinente a un grande sarcofago strigilato, spezzato in modo irregolare su tutti i lati e scheggiato sulla superficie. Si conserva quasi interamente l’imago clipeata, in cui sono raffigurati un uomo e una donna colti in un abbraccio.
I loro volti sono sbozzati. Questo particolare suggerisce l’appartenenza del sarcofago a una produzione seriale di casse, che venivano terminate in base alle indicazioni dei committenti. L’uomo è abbigliato con tunica e toga contabulata e stringe nella mano sinistra un rotulus. La donna, che indossa un chitone a maniche corte, si rivolge al consorte, portando la mano destra al petto di lui. Nella porzione sottostante il tondo è possibile scorgere una piccola parte del campo decorata a solcature verticali, mentre ai lati rimangono alcune strigilature.
Lo schema del defunto ritratto nella forma del tondo incontra un notevole successo nella scultura funeraria a partire dal III secolo d.C. In questo caso la mancanza di gran parte del sarcofago impedisce di avanzare ipotesi sulle eventuali raffigurazioni della parte inferiore. Tuttavia, nei sarcofagi strigilati con clipeo non è insolito trovare, nel campo figurato sottostante, scene pastorali, come ad esempio in un bel sarcofago a lenòs da Carsulae.
Nei clipei dei sarcofagi strigilati prodotti tra il III e il IV secolo d.C., classe cui appartiene l’esemplare in esame, la moglie è raffigurata solitamente in piedi o seduta, dolente davanti al marito, il quale tiene la mano destra levata mentre con la sinistra espone una pergamena che rappresenta la sua superiore cultura letteraria, su cui è basato il diritto all’autorità assoluta tanto nel mondo sociale quanto in quello privato del matrimonio.
In queste immagini di coniugi viene incarnato il concetto di amicitia. Nel IV secolo Pretestato, uno degli ‘ultimi pagani di Roma’, scriveva alla moglie Paolina: “A te posso dischiudere gli occulti recessi della mia mente. Come veri e intimi amici, noi siamo uniti dalla lealtà, da una conoscenza di tanti anni, dall’aver condiviso l’iniziazione agli dei, da un unico legame di fede, da un unico cuore e da un’unica mente”.
Nel clipeo di Interamna se il marito mostra di guidare spiritualmente sua moglie, impugnando il rotulo della sapienza, l’attitudine della donna allude a significati propri della sfera degli aphrodisia. La donna distende il braccio verso il corpo del marito e la veste scivola a lasciare scoperta la spalla destra: come Venere accanto a Marte, fissata anche nella morte nello slancio di Eros.