La vita quotidiana era nella società antica scandita da riti e cerimonie sacre. In età preromana la devozione delle tribù umbre verso una divinità sconosciuta è espressa dalle offerte votive di bronzetti su Monte Torre Maggiore e da un’iscrizione che attesta interventi edilizi nel santuario. Nella romanizzazione che avanza si affermano dall’epoca repubblicana, in luoghi pubblici e in ambienti privati, i culti ‘classici’ di Nettuno, Fortuna, Mercurio e Dioniso. Il princeps diventa il principale oggetto di devozione in epoca imperiale. L’affermazione di divinità militari e misteriche come Mitra segna un’epoca di guerre, durante la quale gli eserciti assumono ruoli chiave nella distribuzione dei poteri. L’ impero si presentava ancora nel III secolo d.C. come una società dai confini geografici solidi e dominata dalla cultura classica. Una stupefacente uniformità omologava gli stili di vita e dell’autorappresentazione pubblica, i modi dell’abitare, le topografie urbane e l’assetto del paesaggio rurale. Il paesaggio sacro urbano appare profondamente trasformato in epoca tardoantica. La città cristiana è policentrica, si estende tra i poli della cattedrale e palazzo del vescovo all’interno delle mura e le basiliche funerarie all’esterno, costruite sulle tombe dei martiri. Lo spazio necropolare che si sviluppa attorno all’attuale basilica di San Valentino testimonia le trasformazioni del culto funerario nella città tardoantica.
Imperatori divini: sacerdoti del culto imperiale a Interamna Nahars
(Sala 13)
Numerose iscrizioni testimoniano la devozione alla famiglia imperiale nella città di Interamna Nahars attraverso l’attestazione dei sacerdoti preposti al culto degli imperatori.
È scolpito in modo accurato nello specchio epigrafico di questa piccola ara in marmo il titolo sepolcrale di Titus Atinas Philargyrus, un liberto di origini greche, che viene ricordato come VIvir Augustalis e nutricius.
L’ara, databile al I-II secolo d.C., è stata rinvenuta fuori porta Romana e appartiene alla necropoli meridionale della città, sviluppatasi lungo la via Flaminia, nel tratto in uscita dall’area urbana in direzione di Narnia. Il monumento sepolcrale è impreziosito da modanature e acroteri, mentre alla base si possono notare le scanalature per le grappe di fissaggio al piano, con colatura di piombo in quella del fianco sinistro. Come di consueto nelle are funerarie, sui fianchi sono resi a rilievo urceus e patera, oggetti pertinenti a uno strumentario tipico del sacrificio.
T. Atinas Philargyrus in qualità di seviro augustale si era occupato del culto imperiale ed era stato precettore (nutricius) dell’anonimo che dedicò questa ara in memoria della figlia di Philargyrus, Atinatia Proba.
Tra il I e il II secolo d.C. si affollano le testimonianze epigrafiche sui seviri interamnati, soprattutto in dediche funerarie, alcune delle quali conservate in questo museo: si veda, qui accanto, l’altare sepolcrale marmoreo dedicato dal seviro Augustale Q. Valerius Q. l. Plocamus alla coniuge e liberta della medesima famiglia Valeria Lais, anch’esso dalla necropoli meridionale, e quello del seviro Augustale Pontius Hermes e della moglie Acilia Proba, entrambi liberti di una donna (sala 15).
Nella concezione romana l’imperatore (Augusto – venerabile) è il mediatore del favore divino sull’impero: a lui si devono varie forme di culto mentre è in vita e la divinizzazione (apoteosi) dopo la morte. Con l’istituzione a Roma del Genius di Augusto e dei Lares Augusti, dal 12 a.C. cominciarono a comparire nei municipia d’Italia e nelle città delle province occidentali gli addetti alla cura del culto imperiale, reclutati soprattutto, ma non in maniera esclusiva, tra le file dei liberti, e riuniti in collegia.
I seviri tributavano il culto alle statue imperiali, come il busto in nudità eroica e la statua di fanciullo togato con bulla, provenienti da Carsulae (sala 11), con molta probabilità appartenenti a cicli statuari della domus giulio-claudia. I membri divinizzati delle dinastie figuravano nelle basiliche e nei cosiddetti Augustea, spazi propriamente dedicati al culto imperiale e frequentati quotidianamente da sacerdoti che presiedevano a riti e cerimonie.
Ai Divi della dinastia giulio-claudia vennero inoltre eretti templi e altari a Roma, nelle colonie e nei municipi dell’Impero. Come possiamo leggere in una nota dedica sacra esposta in questo museo (sala 9), Faustus Titius Liberalis, seviro augustale per due volte, fece erigere nel 32 d.C. a Interamna Nahars un fastoso monumento, probabilmente un grande altare, alla providentia di Tiberio, per il fallimento della congiura di Seiano contro l’imperatore.